Dividendi, parte seconda

Vorrei avere più tempo da dedicare a questo blog e, soprattutto, poter replicare ai commenti lasciati da voi amici, come usavo fare spesso in passato. Magari tornerà quel tempo, prima o poi. Adesso le priorità sono altre, tante, impegnative, difficili e, soprattutto, capaci di assorbire ogni mia energia. Fisica e mentale. Quel poco di tempo che rimane lo investo per leggere, leggervi e, qualche volta, per commentare nei vostri blog. Non tutti. Spesso vi leggo e basta. C’è un mio post che, in particolare, avrebbe necessitato di alcune mie repliche perché, forse, il messaggio che volevo trasmettere non è stato sufficientemente chiaro. Lo faccio ora.

Recentemente ho proposto una breve e drammatica storia, completamente di fantasia, dal titolo “Dividendi“. La stessa, a leggere i vostri commenti, ha suscitato indignazione, rabbia, solidarietà per i protagonisti. In effetti quella storia, seppur di fantasia, rappresentava, in parte, una realtà che è diffusa ed attuale: lo sfruttamento della classe lavoratrice. La rabbia e l’indignazione, l’avete prevalentemente indirizzata verso i responsabili di questo: i politici ed il governo.

Lo scopo del mio racconto così come l’avevo sviluppato, tuttavia, voleva provocare tutt’altra riflessione. Quell’altro che, già da tempo, personalmente vado nutrendo nei confronti di alcuni fenomeni della nostra società. Credevo, inoltre, che il titolo di quella storia ma, soprattutto, il modo in cui concludevo la stessa, potessero fornire un indizio. La storia finiva, infatti, non con l’omicidio-suicidio, fatto in se tragico, di uno dei protagonisti della stessa ma con una notizia: “quest’anno, l’amministratore delegato di Texiton ha guadagnato 8 milioni di euro. Gli azionisti, invece, hanno incassato profitti record.”

Mi spiego: come ho affermato ho lavorato di fantasia, per provare a costruire una delle tante storie che oggi, nella realtà, accadono. Ciò che sto per affermare, immagino turberà molti. I personaggi protagonisti della storia, tranne uno, non godono di alcuna mia simpatia o solidarietà. Nessuna. Rabbia e indignazione verso gli stessi, invece, sono il sentimento dominante. Questo perché pur essendo vittime di un “sistema”, al quale non reagiscono, ne sono anche “strumento”!

Lo è Filippo, un precario senza certezze quotidiane e prospettive future. Tuttavia, Filippo telefona ai clienti morosi della società telefonica per sollecitare un pagamento e per avviare quelle procedure finalizzate al recupero crediti. I clienti morosi sono individui che, come lui, vivono la vita con difficoltà e, troppo spesso, non hanno alcuna speranza nel futuro.

Lo è Cristina, sposa e madre ma, soprattutto, precaria. E’ assunta con contratto a progetto presso la stessa società telefonica. Stesse certezze quotidiane e prospettive future di Filippo. Le sue mansioni: avviare le procedure legali e tecniche verso i clienti morosi.

Lo è Giuseppe, marito di Cristina e padre, stesse certezze quotidiane e prospettive future degli altri protagonisti della storia. Lavora come tecnico specializzato, a tempo determinato, ed è incaricato di “inibire” l’utenza telefonica del cliente moroso.

Lo è Franco, laureato in legge e con un contratto a termine, senza certezze quotidiane e con un futuro da morto ammazzato, incaricato di rendere esecutivo un recupero crediti!

Ho affermato che sono vittime di un “sistema” al quale non reagiscono. Infatti Filippo, allo scadere del suo contratto, andrà a lavorare in un pub. Cristina, a sua volta, andrà a lavorare in un call center come Filippo ma a condizioni economiche peggiori. Giuseppe, dopo un lungo periodo di disoccupazione, andrà a lavorare in un cantiere edile. Franco, il suo futuro non lo vivrà. Affronteranno condizioni di lavoro e, soprattutto, economiche peggiori. Il “sistema” per il quale hanno prestato la loro opera, continuerà a sfruttarli ed a sottrarre loro ciò che per un individuo dovrebbe essere la cosa più importante: la dignità. Ecco, i personaggi di quella mia storia, vivono senza difendere la loro dignità.

C’è solamente un personaggio a cui va la mia stima e solidarietà ed anche questo, immagino, scandalizzerà molti. Questi è Gino, il cliente moroso della società telefonica, disoccupato a 52 anni, marito di un’insegnante precaria di 45 anni senza una sede scolastica presso cui insegnare e in attesa, forse, di qualche supplenza. Hanno due figli, uno laureato e disoccupato, l’altro studente. Gino ha tanta angoscia e disperazione nel cuore.

E’ l’unico che difende la sua dignità dal “sistema” che lo ha reso vittima. Lo fa, seppur con un gesto estremo e disperato. Non spara a Franco ma a ciò che lo stesso rappresenta. Uccide se stesso, come ultimo gesto di reazione a quel “sistema” che lo ha umiliato, sottraendogli la dignità.

Quel “sistema” che farà guadagnare 8 milioni di euro ad un amministratore delegato e consentirà cospicui guadagni agli azionisti della società telefonica.

Dividendi, parte secondaultima modifica: 2012-11-21T19:36:00+00:00da bandita58
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10 pensieri su “Dividendi, parte seconda

  1. Come al solito, scarso d’intelligenza come sono, tiro ad indovinare.
    Parli di telecom e dei drammi dei suoi, vorrei dire dipendenti ma la parola più adatta sia “schiavi”. Io la penso così.

  2. @ PER ALDO @

    Ciao Aldo. Se devi “tirare ad indovinare” comincio a dubitare della mia capacità di farmi comprendere. Anche perché non credo tu sia dotato di “scarsa intelligenza”. Infatti, hai ben definito quello che volevo intendere: siamo, chi più chi meno, dipendenti da un sistema dal quale non sappiamo affrancarci.

  3. @ PER ADRIANO @

    Ciao Adriano. A me, invece, fa rabbia che la “sacrosanta rabbia delle masse popolari” non venga espressa, in primis, proprio da quella “massa popolare”! Perché aspettare che qualcuno la “incanali” e, invece, non si esprime spontaneamente? Perché dobbiamo sempre aver bisogno di un leader, di un capopopolo, di uno che ci dica cosa dobbiamo fare?

  4. caro Carlo,
    forse ci stiamo nascondendo tutti dietro questo stallo che sembra senza fine. Io, con le mie vignette-immagine ironizzo su tutto quello che mi appare anomalo, ma con un pò di economia riesco a ancora a sbarcare il lunario mensile e quindi sulle barricate andrei solo per solidarietà, ma non mi sento di essere il primo a costruirle. La rabbia è tanta, comunque, perchè vedo azzerare molti diritti a cui ho dato il mio piccolo, ma instancabile contributo di protesta per ottenerli.
    E quindi che te devo dì? Aspetto e osservo, incazzato di non potermi godere in sobria tranquillità l’età dei capelli bianchi.

    Buona serata. robi

  5. …. certo che son proprio incompresa ! Volevo inneggiare al ” nuovo emerso ” Samorin , sul’aria di Yellow Submarine . Non canterò più , giuro . Buona serata ! wally

  6. tranquillo Carlo, prenditi tutto il tempo che serve ma non abbandonare l’area bloggers perchè sarebbe una grossa perdita…

  7. Come vedi Carlo, si capisce dai commenti che non tutti siamo in grado di scendere in piazza, ma diamo il nostro contributo come possiamo, qui sul Web.

    Come vedi ancora, bisogna sempre ricorrere a mezzi estremi, fino alla morte, per sensibilizzare il Governo e non lo trovo giusto.

    Come il “tuo” Gino, tanti altri si sono uccisi e non solo per il lavoro ma anche per altri problemi, però non sono riusciti a far cambiare le carte in tavola.

    Ecco perché credo nella coalizione di noi tutti, qui, con le nostre proteste, con la nostra solidarietà virtuale, ma sempre fondamentale, verso chi poi più coraggiosamente, va a manifestare sulle piazze.
    Tutto fa e abbiamo visto in tanti casi, che l’opinione della rete viene temuta.

    Buona serata, Carlo.
    Nadia

  8. Ciao Carlo, ti capisco quando dici di non poter disporre più del tempo che avevi prima, lo stesso accade a me dopo che da tre mesi è entrato in vigore il nuovo contratto con aumento di lavoro e riforma del sistema dei turni. Ormai torno a casa sfiniti ed a malapena riesco a leggere qualcosa. Il post dividendi mi è piaciuto molto ed inquadra perfettamente il sistema lavoro che di fatto ha precarizzato e schiavizzato quasi tutti i lavoratori ed il sistema economico finanziario che su tali tragedia lucra e fa business. Di questo passo, ne sono certo, o scoppierà una guerra civile e si rimonteranno i patiboli sulle piazze o faranno scoppiare un’epidemia che ridurrà di qualche milione la popolazione, di certo è che stiamo arrivando alla resa dei conti.
    Ciao

  9. Domani si vota e voglio esprimere il mio auspicio che qualcosa cambi .Come al solito mi va di condividere le impressioni con gli amici bloggers. Parto da te,Carlo.
    Corinina

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